Il detentore del logo faceva da garante. Ossia Beppe Grillo, l’elevato, era più uguale degli uguali; inoltre non si può neanche lontanamente immaginare che una personale sola possa conoscere tutto di centinaia di migliaia di attivisti in giro per l’Italia.
Vien da sé che l’elevato si è circondato di personaggi che lo tenevano informato di ciò che accadeva nelle periferie. Originando così il cerchio magico: uno schema come questo:

È evidente come non potesse più essere vero “uno vale uno”.
La struttura è piramidale:

Come quella d un partito:

Ma stavolta il motto “non siamo un partito” è rispettato: perché a differenza di un partito, nel Movimento Cinque Stelle non è mai stata svolta un assemblea per decidere chi doveva stare nel “cerchio magico” (o cambiare organigramma).
Il Comitato si è dato lo scopo di far indire una assemblea nazionale.
Indagando sullo stato giuridico ed affini del Movimento Cinque Stelle abbiamo scoperto che ce ne è più una di queste associazioni (cronologia) e che qualcuna anche è già stata richiamata dal Garante della Privacy più di una volta (Provvedimento su data breach, o, più recentemente, Garante privacy: l’Associazione Rousseau consegni i dati al Movimento).
Abbiamo anche rilevato come qualsiasi tipo di votazione digitale non sia sicura (a, meno di non rilasciare la copia del voto, ma facendolo cadrebbe il vincolo di segretezza). Se è ciò è vero per ente statale lo è ancor di più per un privato. Già i casi di influenza del voto tipo Cambridge Analitics o quelli più recenti. Hanno fatto crescere l’attenzione circa il voto digitale del Movimento.
Non vanno trascurati i voltafaccia che spiccano rispetto a quelli che erano gli ideali iniziali: il limite delle due legislature e la rendicontazione pubblica del parlamentare…
Le nostre indagini hanno portato alla luce diverse problematiche, alcune di esse hanno anche risvolti legali: abbiamo sia querelato che presentato esposti.
Sarà la magistratura a decidere quali azioni prendere:
